04 ottobre 2009
TAV, un’opera non solo inutile, ma anche scandalosa
Il motivo per cui consideriamo la TAV un'opera inutile lo abbiamo spiegato in altra occasione. Da "Presa diretta" (l'ottima trasmissione sulle terza rete RAI diretta da Riccardo Iacona) apprendiamo che, inizialmente preventivata per un costo di 15 miliardi di Euro, la TAV ne costerà, secondo gli utlimi preventivi, 32 miliardi. Ai quali si sommano i costi per le stazioni previste in numero superiore, i treni supplementari, i debiti dello Stato contratti per far fronte alla realizzazione, i costi per i danni ambientali dovuti agli scavi delle gallerie che hanno seccato sorgenti e fiumi, i danni causati a infrastrutture e abitazioni (per altro già verificatisi), per non dimenticare i costi derivati dalla scelta di soluzioni di passaggi e stazioni sotterranee non necessarie e molto più care rispetto a quelle inizialmente pensate per essere realizzate in superficie (come per esempio nel caso di Firenze).
Un paragone tra Italia e Francia risulta illuminante. In Italia la TAV, sulla tratta Milano – Torino, costa 54 milioni di Euro al chilometro. In Francia, a parità di difficoltà, la tratta Parigi – Strasburgo costa 4 miliardi per 300 Km, ovvero circa 13 milioni di Euro al chilometro.
Come si giustifica questa differenza abissale? Da un lato, dal fatto che i soldi destinati alla TAV sono stati impiegati per coprire i costi di altre infrastrutture non in relazione con il progetto originario: caselli, rotonde, strade nuove, opere assurde come svincoli e passanti faraonici. Ma queste opere incidono solo per il 30% dei costi supplementari. Il resto del sorpasso dove finisce? Nella catena di appalti e subappalti in cui sono coinvolte anche FIAT e IMPREGILO. Oltre che in lavori fatti, demoliti e rifatti.
Il concessionario per i lavori del tratto autostradale MI-TO è il Gruppo GAVIO (che partecipa anche ai lavori per la realizzazione dell’autostrada, guadagnandoci più di una volta): in qualità di concessionario, di esecutore di parte dei lavori, e di socio del General Contractor che controlla tutte le opere, a cui i lavori vengono appaltati senza gara e che, di fatto, si sostituisce ai controlli statali. Il controllato diventa il controllore di se stesso, senza essere chiamato ad assumersi alcun rischio, nemmeno per i sorpassi, per altro volontariamente causati a fini di lucro.
L’autorità di vigilanza sui lavori pubblici, va sottolineato, ha denunciato la commistione di interessi.
Ma da dove arrivano in definitiva i capitali per la realizzazione della TAV? Non - come voleva fare credere, mentendo in modo consapevole, Paolo Cirino Pomicino sotto il governo Andreotti - per il 60% da finanziamenti privati e per il restante 40% da interventi pubblici: i finanziamenti privati, infatti, non ci sono mai stati. Nel 2002, dopo che apparve chiaro che i contributi privati non esistevano, lo Stato pensò ad una truffa, poi denunciata (non pubblicamente) e venendo costretto a sborsare 12 miliardi (chiesti in prestito alle banche ad un tasso superiore al 5%) trasformati in debito pubblico retroattivo. La Corte dei Conti ha rilevato che il finanziamento TAV è stato fatto tramite derivati. I costi ricadranno sulle generazioni future: l’operazione, infatti, pregiudica l’equità intergenerazionale, compromettendo i vantaggi futuri che sarebbero dovuti derivare dall’operazione TAV.



