12 ottobre 2005
Soleri - un punto di vista diverso
L'individuo io canto, una semplice singola persona,
eppur pronuncio la parola Democrazia, la parola In-Massa.
La fisiologia da capo a piedi io canto,
nè la fisionomia da sola nè il cervello da solo valgono
per la Musa: io dico che la Forma completa vale di gran lunga di più,
la Femmina e insieme il Maschio io canto.
La Vita immensa in passione, impulso, potenza,
piena di gioia, per le azioni più libere che si compiono sotto la legge divina,
L'Uomo Moderno io canto.
Walt Whitman
Il pensiero di Soleri, cresciuto nell'America della tradizione di Whitman e di Thoreau, trova piena eco nella visione omogenea dell'universo in cui la natura, evocata come minimo comune denominatore di tutto ciò che è terreno, corrisponde con lo spirito e si risolve in un'empatia tra le diverse corrispondenze e il tutto (macro e microcosmo). Ethos, politica ed estetica appartengono ad una medesima visione del mondo e sono organiche tra loro.
L'invito a penetrare con curiosità fino al nocciolo delle cose, fino al nucleo comune, scoprendovi un'interna realtà spirituale, promuove l'implicita idea di un processo in cui l'uomo, nel suo riscoprirsi, nella sua metamorfosi in cosa, diventa esso stesso coscienza glorificando la propria intima natura. L'atto di comprendere la realtà in ciò che si manifesta richiama una visione unitaria del rapporto uomo-natura e rivendica una somiglianza che lega il tutto: dalla concezione della 'solidarietà' (solidum, intero, compatto) sociale si passa alla 'solidarietà' spirituale ed è così che la componente religiosa viene interpretata come il risolversi dell'individuo nel tutto e l'esaltazione dell'individuo e della massa non rappresentano più soltanto un riferimento politico e morale, ma il richiamo ad una democrazia che è anche panica ed erotica, nel significato etimologico dei termini.
Accolto da questa tradizione Soleri ragiona su una visione del mondo generale e completa, rivendicando a se il diritto di uomo e di architetto di creare il mondo nominandolo, trasformando in segno ciò che lo costituisce attraverso un materico riscoprire gli elementi costitutivi del cosmo: una necessità ontologica il cui fine è lo sviluppo della coscienza.
E' nell'America dell'esperienza del se che comincia questa narrazione, un paese nelle cui contraddizioni e degenerazioni Soleri intraprende un lavoro coerente di riflessione muovendo da una realtà i cui parametri suggeriscono provocatoriamente la necessità di una ricerca fondativa, capace di organizzare nuovi paradigmi teoretici : la vastità di un territorio che cambia e si trasforma continuamente e che chiede un’incondizionata necessità di sperimentazione; la vastità della frontiera, mito che sublima i valori di libertà, individualismo ed eroismo pionieristico uniti all’attrazione per una natura selvaggia e incondizionata; l'innocenza senza sospetti che manca di una forma di coscienza e di una forza di reazione, nella persuasione, quella del sogno e della narcosi, di una salvifica reinvenzione quotidiana; lo spreco come atteggiamento mentale, abitudine e articolo di fede in cui l’idea di libertà si traduce nell'incondizionato senso di appartenenza ad un ciclo continuo di produzione-consumo.
Obiettivo principale della critica di Soleri è la megalopoli contemporanea (onnipolis), sviluppo tipico di molte città statunitensi pianificate secondo logiche capitalistiche incompatibili con uno sviluppo armonioso, territorio che si traduce in colonizzazioni ‘epidemiche’ capaci di autoreplicarsi all'infinito senza coscienza del se. Tra le maglie di queste antinomie Soleri cerca la conciliazione degli opposti ragionando sul rapporto individuo-società, consacrando il primato di ciò che è collettivo e unitario su ciò che è privato e frammentato, senza rinnegare l’individualismo ma al contrario valorizzandolo in nome della cultura frutto della particolare natura umana. Di fronte all'antitesi tra la legge delle regole umane e la natura degli impulsi e degli istinti, Soleri mira alla sintesi: la legge non è altro che la prosecuzione della natura e la riflessione consente all'uomo di superare e trascendere la propria condizione naturale senza abbandonarla.
L'attenzione di Soleri è verso un uomo-cittadino lontano dal potersi considerare una monade separata la cui autonomia è sì legata ai propri sentimenti, alle proprie passioni ed alle emozioni certamente uniche, ma la cui libertà individuale, in quanto parte di una comunità, è ricondotta al rapporto chiasmatico di delega sociale, ad una reciprocità con l'altro da se che vive nel quadro di una unione responsabile. Questo richiamo morale ad una società complessa e organica, basato sulla comunicazione generalizzata tra tutti gli esseri umani e tra l’uomo e la natura, è alla base dell’arcologia (architettura + ecologia), neologismo che dichiara una modalità etica di fondazione delle reciprocità nella quale l'architettura deve riconfermare, su un piano sociale e spaziale, le condizioni di reciprocità del comportamento umano.
Attraverso l'esaltazione della coscienza interiore, capace di rivelarci un 'reale' originario, e della percezione, metabolizzazione delle immagini nel nostro corpo, l'uomo-poeta inteso in senso etimologico, la cui poiesis è pura creazione, è in grado di "intervenire nella struttura della realtà e di formare un nuovo universo a sua immagine".
Già Bergson spiegava l'importanza della coscienza e della percezione attraverso il concetto di 'tempo vissuto', affermando che per la realtà della coscienza il tempo è qualcosa di irriducibile all'istante, è 'durata', è un flusso continuo i cui successivi momenti si compenetrano a vicenda, senza poter venire separati l'uno dall'altro e ogni istante è funzionale alla comprensione dei dati della nostra effettiva percezione. Partendo dal dato che la coscienza conserva le tracce della propria durata, anche gli oggetti devono portare con se il segno del tempo trascorso, proprio perchè la coscienza che li crea è immersa nel perenne fluire della durata e i suoi atti sono sempre la creazione di qualcosa di nuovo, di essenzialmente 'originale': la coscienza dunque vive e si costituisce in essi. Questa visione permette di spiegare i fenomeni del mondo organico e di cogliere il profondo divenire della vita. Così anche la materia, assunta nel principio generale di unità e armonia, diventa materia-spazialità. La misura di questo spazio compatto e continuo non è fisica ma è piuttosto dimensione della 'riunione' e del 'collegamento', di una distanza 'frugale' capace di ampliare le relazioni, densificandole. Lo spazio misurato in questo modo è uno spazio solido - lo stesso del processo di 'formatura a terra' - e tridimensionale, non solo nel senso delle tre coordinate spaziali, ma anche della 'congruità' e della 'composizione'.
Sono queste implicazioni ad essere un'illustrazione paradigmatica del percorso che fonda l'arcologia, sistema autoconcluso, declinato secondo parametri di complessità, qualità di uno spazio tridimensionale, miniaturizzazione, che fa riferimento ad uno spazio denso, e durata, quella del tempo vissuto.
L'architettura che Soleri sviluppa indaga così i segni di un perduto alfabeto, in una ricerca di senso che conduce a cogliere le cose dal di dentro e che si rivela nel procedimento che la realizza (tecnè). Questa riflessione interna, volta a esplicitare ciò che è sotteso, si trova nella progettazione degli spazi arcologici, costruiti dall'interno verso l'esterno, così come nella trattazione teorica in cui la necessità di enucleare i concetti deve tradursi in un riferimento continuo all'etimologia delle parole, alla loro radice originaria per intuirne i più autentici significati. La sua filosofia, o meglio la sua sophia, mostra la propria struttura anche attraverso la riflessione sul linguaggio: se il significato originale di historia è quello di 'ricerca', Soleri studia la storia dell'uomo, ne disegna un profilo e uno sviluppo sostenendo un'etica che punti sulla virtù, sullo sforzo e sull'impegno dell'uomo a costruire un mondo di leggi adeguato alla sua natura ('Arcology: the City in the image of Man').
Questi rapporti tematizzati dall'interno non sono argomentazioni di esclusivo carattere teoretico, ma divengono il punto di partenza di una conversione dell'individuo, 'esthetogenesis', nella sua dimensione collettiva, con il "compito comune di creare il nuovo ambiente, per la vita in continua evoluzione".
Esistono dei risvolti per così dire linguistici di questa ipotesi: il continuum spaziale e le interazioni sociali promosse dall'arcologia sono portatori di costrutti narrativi: narrare significa infatti comprendere, ma significa anche tematizzare quei vissuti dei quali dobbiamo compiere la catarsi in una presa di coscienza che ci permetta di sublimarne il ricordo nella progettazione propositiva di nuovi valori. La stretta interdipendenza tra prassi e teoria permette una lettura critica dell'articolazione degli spazi delle architetture soleriane alla luce delle caratteristiche del pensiero narrativo e di una strategia testuale.
Il pensiero narrativo di Soleri parte dalla volontarietà, della intenzionalità, ma anche dell'intensionalità intesa come "insieme delle proprietà essenziali del significato di un termine che ne determinano l'applicabilità'", contrapposto a 'estensionalità', termine che indica la classe di tutti gli oggetti denotati con lo stesso segno (sprawl).
Il suo contributo va nella direzione di un recupero di senso per rafforzare un progetto etico di 'umanesimo perenne' alla ricerca di quelle ragioni profonde e forti su cui poter costruire un disegno di vita per l'uomo. In questo senso l'itinerario prescelto possiede una 'attualità inattuale': in un tempo in cui l'efficenza pragmatica e l'emergenza dei programmi operativi sembrano avere la meglio su una riflessione che appare astratta e improduttiva, la proposizione di Soleri rivendica l'atemporalità del valore dell'architettura nel suo contenuto e la riconduce nell'alveo naturale della relazione dell'uomo con il proprio ambiente.
Così Paolo Soleri sperimenta nella sua isola (Arcosanti) la propria riflessione e quegli strumenti che essa esige e se è vero che questo non permette di cogliere tutte le tensioni che muovono il mondo attuale è anche vero che forse occorre la fatica di un Robinson moderno per fabbricare parole nuove e più motivate per quanto non è ancora stato sperimentato.



