31 ottobre 2005
Ground Zero e oltre
Traiettorie urbatettoniche per il XXI secolo (parte 1)
La prima infanzia dell’architettura moderna, l’epoca eroica dei maestri, quella che mira ad una nuova organizzazione spaziale attraverso la funzione (Virilio), si infrange contro le distruzioni della seconda guerra mondiale e la barbarie dei totalitarismi, e finisce nel binario morto di una sterile, precoce senilità. La seconda infanzia, quella che punta a soddisfare i nuovi modi vita della “affluent society”, si isterilisce nel freddo e distaccato International Style.
La terza, che ha come atto di nascita la mostra del MoMA nel 1988 sul decostruttivismo, è dirompente, straripante e impone l’architettura all’attenzione del grosso pubblico e dei media. Un successo carico però di insidie e pericoli, che fatica a superare quegli ostracismi che avevano segnato il destino dei maestri. Allora le difficoltà erano dovute a carenze comunicative, oggi sono invece dovute, paradossalmente, ad un eccesso di comunicazione. Se a questo aggiungiamo gli effetti deleteri del rapido consumo delle forme e delle mode, i risultati non sembrano confermare le premesse.
L’edificio firmato diventa, alla stregua di una cravatta, un pezzo da esibire e ostentare, l’architetto di grido è oggetto di attenzioni reverenziali, la tecnologia digitale assurge ai livelli di culto, il formalismo dilaga incontrastato. In questo contesto la disciplina si fa prendere la mano, da un lato, dalla crescente spettacolarizzazione fine a sè stessa, da un marcato disimpegno sociale, dalla cinica gestione affaristica e, dall’altro, da un intellettualismo esasperato. Prevale su tutto un atteggiamento da re Mida che trasforma in oro quello che tocca inebriando il pubblico plaudente e i media, sempre alla ricerca del sensazionale.
L’architettura sembra smarrire i propri valori etici, sociali e artistici che ne avevano segnato il destino, nel bene e nel male, per tutto il XX secolo. Una caduta di tensione che offre terreno fertile al variegato mondo allergico alla modernità che così può dare sfogo alla propria rabbia qualunquista.
Ma l’11 settembre 2001 il re si ritrova, improvvisamente, nudo. Con le Twin Towers crolla quel mondo effimero dell’apparenza che molti, troppi architetti scambiavano con quello reale.



