Exposure Architects – Dorit Mizrahi e Oliviero Godi

Lei israeliana, laureata al Politecnico di Milano. Lui italiano, con un master in architettura alla Columbia University di New York. Dopo le esperienze internazionalinegli Stati Uniti, in Inghilterra, Spagna, Israele e Giappone, Dorit Mizrahi e Oliviero Godi fondano lo studio Exposure Architects.
Curiosi, mai pigri, refrattari a formalismi gratuiti e autoreferenziali, sono allergici al manierismo che accomuna gran parte della produzione edilizia.
La comune esperienza alla Columbia University, uno come studente e l’altra come visiting scholar, li ha portati ad un approccio al progetto spiccatamente concettuale, che tuttavia non si esaurisce e non si inaridisce in se stesso. Il programma di base viene analizzato, elaborato, manipolato, in qualche maniera smontato e poi ricostruito in un organismo organizzato.
Materiali e forma sono una conseguenza degli assunti iniziali, e li favoriscono, divenendo le condizioni di apertura al dialogo con il contesto, che i due architetti vogliono intendere come contesto sociale, storico, ambientale.

Il progetto di vestizione del termoutilizzatore di Dalmine prende le mosse da una serie di quesiti: è possibile mostrare e non nascondere una macchina? svelare i meccanismi di funzionamento di un impianto industriale? rendere un impianto di trattamento di rifiuti così pristino ed essenziale nella forma fino da invertire il senso comune di avversione nei suoi confronti?
Queste sono state le domande poste dal committente alle quali è stato risposto con una serie di soluzioni: razionalizzazione di tutte le parti industriali evidenziate attraverso l'utilizzo di colori specifici e materiali quali l'inox e l'alluminio, utilizzati per le parti di tamponamento; rivestimento della zona di scarico dei rifiuti per mezzo di facciate continue in vetro satinato allo scopo di alleggerire la pesantezza dell’insieme e proporre un gioco di ombre cinesi prodotte dall’azione delle luci degli automezzi al lavoro.
Molti degli elementi di arredo urbano - quali i lampioni degli spazi di manovra, le lampade di circolazione stradale, le scale di sicurezza - sono stati appositamente progettati.
La recinzione esterna, costituita da lame realizzate in cemento a vista lunghe dai 20 ai 30 metri, differentemente orientate fra loro al fine di spezzare la continuità di un muro lungo più di 300 metri, caratterizza il sedime verso l’autostrada anche di notte, quando fasci orizzontali di luce sul muro frammentato disegnano tracce simili a quelle prodotte dai fari dei veicoli in transitano.
In collaborazione con la Space Cannon è stato creato un sistema di illuminazione per la torre dei fumi, alta 80 metri, dove il colore della luce passa da un colore molto freddo (bianco grigio) ad uno caldo (rosso porpora) in funzione della temperatura esterna, proponendo una particolare relazione tra l’impianto ed il contesto fisico circostante.

Credits:
Design Team
Dorit Mizrahi
Oliviero Godi
Walter Filatondi
Valter Giliberto
Takeshi Sato

Structural Engineer
Marco Verdina

Plant Technology
NoyVallesina Engineering

Building construction development
RPA Engineering Verona