Angeli ad Auschwitz

atto unico

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Personaggi:

Abdiel, un angelo
Raffaele, un angelo
Primo testimone
Secondo testimone
Terzo testimone


 

 

SCENA PRIMA

 

Buio totale.
Inizia alta la Queen Mary’s Funeral Music di Purcell.
Seguendo il ritmo della musica, a turno, luci diagonali illuminano sei fantocci metafisici, stile De Chirico, avvolti con le uniformi dei deportati nei campi di sterminio.
Disposti in diagonale occupano interamente il palcoscenico.
Una struttura continua di filo spinato delimita l’intero perimetro dell’azione.
L’illuminazione cade disegnando geometrie irregolari.
Poi la luce illumina un trono largo e imponente che occupa il centro della scena.
Quindi, ai lati del trono, due angeli, Raffaele e Abdiel che indossano lunghi mantelli neri.
La musica si spegne.

Entrano tre testimoni con le manette ai polsi.
Indossano indumenti di lino bianco.
Si fermano davanti al trono. In rango. Guardano la platea.
I due angeli rimangono sulla scena, nell’ombra.

 

PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.

 
TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.

 

TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)

 

PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.

 

PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)

 

PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.

 

TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.

 

PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.

 
SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)

 

PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.

 

SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.

 

TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

L’infinito!


SECONDO TESTIMONE

Il buio!

 

TERZO TESTIMONE

Nel fango!

 

(PAUSA)

 

I tre testimoni escono ordinatamente in fila dalla scena.

 

 

SCENA SECONDA

 

Le luci illuminano Raffaele e Abdiel.
Parlano come pensando ad alta voce, assemblando le parole come in un monologo.
Il linguaggio degli angeli accade nell’orizzonte della condizione finita della Terra, con il fulgore della scheggia, in modo rapsodico e aforismatico.
Dopo Auschwitz, l’Annunciazione illumina la parte oscura della creazione, la cognizione dell’orrore che ha segnato, attraverso la condanna da parte dell’uomo, la Sua ritirata dal mondo.
Nell’ombra, la Sua presenza attende la Parola in cui Lui sarà nuovamente nell’incontro.

Raffaele si avvicina al primo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel si avvicina al secondo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.

 

RAFFAELE
Coraggio! Rimanere qui non serve a nessuno…


ABDIEL
Forse è tempo di partire…


RAFFAELE
Dove?


ABDIEL
(distaccato) Qui o in un’altra vita…


RAFFAELE
E a chi gioverebbe?


ABDIEL
Al nostro essere altrove, evidentemente…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Siamo stati nuovamente chiamati…

 

(SILENZIO)

Raffaele avanza verso il secondo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel avanza verso il terzo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.


ABDIEL
Eppure ancora nulla all’orizzonte…


RAFFAELE
Abbiamo sempre atteso fino all’ultimo istante.
(Estrae un biglietto dalla tasca esterna)
È qui… lo porto sempre con me. Forse questa è la volta buona…

 

(SILENZIO)

 

ABDIEL
Non avrei voluto…
Fosse stato per me sarebbe stato altrimenti…


RAFFAELE
Altrimenti, altrimenti…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Non è facile accontentare i nostri rimpianti…


RAFFAELE
È la nostra debolezza…


ABDIEL
La fragilità del nostro essere nulla…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Nulla… nulla… essere nel cuore delle cose a passeggio per il cosmo…


ABDIEL
Nemmeno fossi un astronauta oppure un geografo stellare…


RAFFAELE
È il tremore del pensiero che m’impedisce di riposare…


ABDIEL
È il vibrare della fisiologia… l’angoscia che s’introduce negli interstizi dell’anima…


RAFFAELE
Fossimo polvere o cosa sedentaria, immobile e senza riflussi…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Mi stupirebbe guardare la meraviglia del cielo…


RAFFAELE
È lo stupore del mio guardare che ancora mi meraviglia…

 

(SILENZIO)

 

Raffaele avanza verso il terzo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel indietreggia verso il primo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Perché in questo luogo è sempre notte?


ABDIEL
Perché la notte è sempre in questo luogo?


RAFFAELE
È che le cose non hanno ombra a mezzanotte…


ABDIEL
La tristezza dell’universo, i segni della sua ritirata dal mondo…


RAFFAELE
Fossero canini, i verbi zampillerebbero sangue in questa tarda ora del mondo…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Anche l’atomo non può concedere luce all’oscurità più profonda…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
L’uomo è un essere incompiuto…


ABDIEL
No… Il problema è che a mezzanotte le luci sono imprecise…


RAFFAELE
Imprecise, imprecise… Nell’ora della sua venuta avremmo anche potuto stabilire diversamente le coordinate spazio-temporali…


ABDIEL
È dal tempo della Caduta che girovaghiamo senza un sostantivo o un solstizio che possa comunicare la chiarezza della luce al mondo degli umani…


RAFFAELE
L’inverno, mio caro, l’inverno semina rancore e invidia…


ABDIEL
Eppure ad Abramo ha fermato la mano prima che scoccasse l’attimo ferale…

 

(SILENZIO)

Raffaele indietreggia verso il primo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel avanza verso il secondo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.


RAFFAELE
Non avrebbero dovuto scagliare la notte contro il suo cielo…


ABDIEL
Avrebbero anche potuto essere diversi se avessero riconosciuto la contraddizione…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Dopo il primo punto interrogativo ogni nuova nominazione è implausibile…


ABDIEL
È un sintomo del caos…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Chi ci ha convocati in questo luogo?

 

ABDIEL
Una preghiera.

 

(SILENZIO)

 

RAFFAELE
Eppure qui tutto sembra avvolto nella quiete…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Forse avremmo dovuto prendere la prima traversa a sinistra…


ABDIEL
Avremmo semplicemente trovato il sonno, a metà del suo dormire….

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Credi ci stia ascoltando?


ABDIEL
In lui l’attesa è sempre orientata al domandare…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Forse la prossima volta dovremmo invitarlo…


ABDIEL
In altre epoche non avrebbe rifiutato la sfida….

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Forse si è talmente stancato che ha disteso per sempre il velo del nulla…


ABDIEL
Da nessuno a nulla il percorso è sempre ellittico…


RAFFAELE
Etilico, mio caro, etilico…


ABDIEL
Ricordi nella taverna con Faust?


RAFFAELE
A motteggiare l’infausto?


ABDIEL
Il mio nome è Satanasso
E del mondo sono lasso
Gli è di certo ch’è in ribasso
Questo grande enorme masso

Da millenni vo’ cercando
D’occultare il vecchio bando
Con cui il ciel m’andò dannando
All’inferno ognor restando

La mia reggia molti invita
Anche l’alma intirizzita
Che dal mondo dipartita
Piomba presta infreddolita

Tutti accolgo con fervore
Qui non s’alza alcun fetore
La storiella dell’odore
Mal concilia il mio fulgore

Guarda là quel sacerdote
Rosso vivo le sue gote
Per sollazzo più non pòte
Rispettare il sacro vote

Qua c’è invece un solitario
È un omino sedentario
Pare il re di qualche ossario
Per digiuno volontario

Giammai feci alcun contratto
Non mi manca certo il tatto
Per comprender che tal atto
rende schiavi con un patto

Non che voglia dire male
O apparire anche banale
Ma se Dio fosse letale?
Mio buon uomo: che finale!

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Il motore immobile muove senza termini intermedi…


ABDIEL
Fosse interminabile sarebbe sostanza eterna e atto puro…


RAFFAELE
Il suo non essere mosso desidera l’oggetto a cui la mia intelligenza inclina…

 

Raffaele avanza verso il secondo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel avanza verso il terzo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.

 

(SILENZIO)


ABDIEL
È l’interminabile dissidio ancorato tra cielo e terra…


RAFFAELE
L’essere pensati dall’eccellenza è una concessione all’esistenza di breve durata…


ABDIEL
Potessimo cogliere la sua sostanza saremmo glorificati dalla sua immota permanenza…


RAFFAELE
Al suo coincidere non è a noi concessa alcuna facoltà contemplativa…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Cosa stiamo dicendo da una sera a questa parte?


RAFFAELE
Che forse Lui arriverà in questo luogo…


ABDIEL
(rabbioso)
Lui, Lui! Credi ancora che esista qualcosa dietro al silenzio tetraplegico dell’universo?

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Un altro è venuto dalla cenere, e un altro ancora…


ABDIEL
Continuano a tornare, nessuno è veramente mai entrato in questo luogo…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
A loro è stato inflitto il tacere…

 
ABDIEL
E a noi il parlare da quel silenzio…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Gli altri ascoltano come udissero la follia del delirio…


ABDIEL
Il delirio folle di una civiltà schiantata dall’angoscia della sua partenza…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Un tempo è stato il tempo che sarà nuovamente nel suo luogo…


ABDIEL
Il terrificante che si aggira nelle vicinanze di ogni angolo mortale…


RAFFAELE
L’età dell’oro e il suo bagliore…


ABDIEL
Ricordi perduti…


RAFFAELE
Per sempre…

 

Raffaele si volta, Torna sul lato destro del trono.
Abdiel si volta. Torna sul lato sinistro del trono.
Su di loro cade l’ombra.
Rimane illuminato solo il primo fantoccio metafisico, in prima linea, sulla sinistra.

 

SCENA TERZA

 

Inizia alta la Queen Mary’s Funeral Music di Purcell.
Seguendo il ritmo della musica, a turno, luci diagonali illuminano sei fantocci metafisici, stile De Chirico, avvolti con le uniformi dei deportati nei campi di sterminio.
Disposti in diagonale occupano interamente il palcoscenico.
Una struttura continua di filo spinato delimita l’intero perimetro dell’azione.
L’illuminazione cade disegnando geometrie irregolari.
Poi la luce illumina un trono largo e imponente che occupa il centro della scena.
Quindi, ai lati del trono, due angeli, Raffaele e Abdiel che indossano lunghi mantelli neri.
La musica si spegne.

Entrano tre testimoni con le manette ai polsi.
Indossano indumenti di lino bianco.
Si fermano davanti al trono. In rango. Guardano la platea.
I due angeli rimangono sulla scena, nell’ombra.

 

PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.

 

SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.

 

SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)

 

PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.

 

PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

L’infinito!


SECONDO TESTIMONE

Il buio!

 

TERZO TESTIMONE

Nel fango!

 

(PAUSA)

 

I tre testimoni escono ordinatamente in fila dalla scena.

 

 

SCENA QUARTA

 

Le luci illuminano Raffaele e Abdiel.
Parlano come pensando ad alta voce, assemblando le parole come in un monologo.

Raffaele si avvicina al primo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel si avvicina al secondo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.

 

ABDIEL
Coraggio! Rimanere qui non serve a nessuno…


RAFFAELE
Forse è tempo di partire…


ABDIEL
Dove?


RAFFAELE
(distaccato) Qui o in un’altra vita…


ABDIEL
E a chi gioverebbe?


RAFFAELE
Al nostro essere altrove, evidentemente…

 

(SILENZIO)

 

Raffaele avanza verso il secondo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel avanza verso il primo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.


ABDIEL
Ancora niente all’orizzonte…


RAFFAELE
(mostrando il biglietto che tiene in mano)
Ho sempre il mio biglietto e lo stringo nel timore che possa essere scaduto…

 

(SILENZIO)

 

Inizia inaspettato un gioco insensato e crudele tra Abdiel e Raffaele.
O perlomeno così dovrà apparire al pubblico.


RAFFAELE
Documenti!

 

Abdiel si irrigidisce. Estrae dalla tasca destra esterna del mantello il suo biglietto, uguale a quello di Raffaele.
Lo mostra a Raffaele.
Raffaele osserva accuratamente il biglietto.
Poi lo riconsegna ad Abdiel.


RAFFAELE
Chi vi manda?


ABDIEL
Nessuno, signore!


RAFFAELE
Chi attendete?


ABDIEL
Nessuno signore!


RAFFAELE
Come siete arrivati in questo luogo?


ABDIEL
Non sappiamo, signore! Abbiamo perso la bussola, signore!


RAFFAELE
Avete il lasciapassare del Reich?


ABDIEL
Nossignore!


RAFFAELE
Non sapete che è stato decretato il coprifuoco?


ABDIEL
Nossignore!

 

(SILENZIO)

 

Le parti si rovesciano come in un gioco irreale e assurdo.
O perlomeno così dovrà apparire al pubblico.
Abdiel interroga Raffaele.


ABDIEL
Come ti chiami soldato?


RAFFAELE
Raffaele, signore!


ABDIEL
Chi attendi soldato?


RAFFAELE
Nessuno, signore!


ABDIEL
Dov’è tua madre soldato?


RAFFAELE
È morta signore!


ABDIEL
Come è morta soldato?


RAFFAELE
Uccisa signore!


ABDIEL
Preghi soldato?


RAFFAELE
Sissignore, ogni giorno signore!


ABDIEL
Ti dichiari credente soldato?


RAFFAELE
Sissignore, certamente signore!

 

(SILENZIO)

 

Raffaele torna accanto al secondo fantoccio situato a destra.
Come se nulla fosse accaduto.
Se non un gioco assurdo e insensato.
O perlomeno così dovrà apparire al pubblico.


ABDIEL
Come al solito siamo sempre circondati dalla notte…


RAFFAELE
(come udisse un suono)
Il rumore di una cascata…


ABDIEL
(guardando verso l’alto)
È lo scroscio del vento sulla ripida ascesa di tutti gli sguardi confitti nella luce delle stelle…


RAFFAELE
Fossi un gabbiano avrei già preso congedo allargando le ali al principio di ogni lontananza…

 

(SILENZIO)

 

Raffaele avanza verso il terzo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel avanza verso il secondo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.


ABDIEL
Fossi il nulla non avrei avuto nostalgia della luce…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
È il suo bagliore che ha spezzato le nostre ombre…


ABDIEL
Ma noi sappiamo che le nostre ombre sono fiammelle invernali raccolte nei pozzi con occhi di civetta…


RAFFAELE
E sappiamo anche che Cristoforo Colombo ha appreso nel navigare la curvatura dell’attesa che nasconde l’orizzonte prima che arrivasse l’America…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Da una sponda all’altra delle nostre labbra abbiamo finalmente imparato a versare parole sincere…


RAFFAELE
Da dentro, come da fuori, lui rimane oltre ogni misura…


ABDIEL
Potessimo almeno negare il fantasma della sua illusione…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Fosse stato più tardi avremmo potuto cogliere gli sterminati con le nostre mani…


ABDIEL
Piangevano e avevano i volti sigillati dall’argento della luna…

 
RAFFAELE
Poveri nomadi disorientati…


ABDIEL
Avessimo avuto una meridiana per cantare il loro passaggio alle ore bianche dell’assenza…


RAFFAELE
Ore assetate di petali e rose…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Ho timore di svegliarmi sonnambulo nella longitudine di un’aurora senza amore…


RAFFAELE
Non possiamo lamentare la nostra assenza nel lutto del paesaggio…


ABDIEL
Solo la felce fedele accarezza ancora la nostra mezzanotte…


RAFFAELE
E nessuno concede un alfabeto in cui decifrare il nostro vagare…

 

(SILENZIO)

 

Raffaele indietreggia verso il secondo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel avanza verso il terzo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.


ABDIEL
Tentiamo ancora…


RAFFAELE
Cosa?


ABDIEL
La fusione quotidiana con il prodigio…

 

Raffaele si volta, Torna sul lato destro del trono.
Abdiel si volta. Torna sul lato sinistro del trono.
Su di loro cade l’ombra.
Rimane illuminato solo un fantoccio metafisico, in prima linea, sulla sinistra.

 

 

SCENA QUINTA

 

Inizia alta la Queen Mary’s Funeral Music di Purcell.
Seguendo il ritmo della musica, a turno, luci diagonali illuminano sei fantocci metafisici, stile De Chirico, avvolti con le uniformi dei deportati nei campi di sterminio.
Disposti in diagonale occupano interamente il palcoscenico.
Una struttura continua di filo spinato delimita l’intero perimetro dell’azione.
L’illuminazione cade disegnando geometrie irregolari.
Poi la luce illumina un trono largo e imponente che occupa il centro della scena.
Quindi, ai lati del trono, due angeli, Raffaele e Abdiel che indossano lunghi mantelli neri.
La musica si spegne.

Entrano tre testimoni con le manette ai polsi.
Indossano indumenti di lino bianco.
Si fermano davanti al trono. In rango. Guardano la platea.
I due angeli rimangono sulla scena, nell’ombra.

 

PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)

 

PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.

 

TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

L’infinito!


SECONDO TESTIMONE

Il buio!

TERZO TESTIMONE

Nel fango!

 

(PAUSA)

 

I tre testimoni escono ordinatamente in fila dalla scena.

 

 

SCENA SESTA


Le luci illuminano Raffaele e Abdiel.
Parlano come pensando ad alta voce, senza conferire alla loro espressione il senso di un dialogo.

Raffaele si avvicina al primo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel si avvicina al secondo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.

 

RAFFAELE
Coraggio! Rimanere qui non serve a nessuno.


ABDIEL
Forse è tempo di partire.


RAFFAELE
Dove?


ABDIEL
(distaccato) Qui o in un’altra vita.


RAFFAELE
E a chi gioverebbe?


ABDIEL
Al nostro essere altrove, evidentemente…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
E se fosse vano?


ABDIEL
Il rispondere o l’ascoltare?


RAFFAELE
Il non aver parole e lacrime per narrare la sua partenza…

 

(SILENZIO)

 

Raffaele avanza verso il secondo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel avanza verso il terzo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.


ABDIEL
Intinse nel calice il sangue del suo tormento…


RAFFAELE
Il caso, l’oltraggio…


ABDIEL
La morte infinita…


RAFFAELE
L’agonia, la flagellazione, la croce subita…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
E dopo la morte?


RAFFAELE
Seguirà ancora un respiro all’orrido scoccare dell’ultimo minuto?

 

(SILENZIO)


ABDIEL
L’invocazione che ansima da ogni parte…


RAFFAELE
… mormora nella mia anima…

 

(SILENZIO)

 

Raffaele avanza verso il terzo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.


RAFFAELE
Nemmeno questa volta ha saputo della nostra mezzanotte…


ABDIEL
Non abbiamo diritto alla preghiera…


RAFFAELE
Vittima sacrificale di una più alta forma d’umanità…

 

(SILENZIO)

 

ABDIEL
Coraggio! Rimanere qui non serve a nessuno.


RAFFAELE
Forse è tempo di partire.


ABDIEL
Dove?


RAFFAELE
(distaccato) Qui o in un’altra vita.


ABDIEL
E a chi gioverebbe?


RAFFAELE
Al nostro essere altrove, evidentemente…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Dicevamo dunque?


RAFFAELE
Del Principio e delle sue forme verbali…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Nel buio sempre più buio precipitiamo…


RAFFAELE
Ostaggi d’incerti sentieri stellari…


ABDIEL
Gravitiamo nella mugghiante periferia delle cose…


RAFFAELE
È nel tremore espressivo…
E’ in lame di luce…


ABDIEL
L’incarnazione o forse la sua ombra inespressa…


RAFFAELE
Il dubbio iperbolico…


ABDIEL
Fosforescenze umane…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Perché i riflessi sono la fragilità del mondo e le stelle colombe che reggono sulle ali il peso dell’universo…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Coraggio! Rimanere qui non serve a nessuno…


ABDIEL
Forse è tempo di partire…


RAFFAELE
Dove?


ABDIEL
(distaccato) Qui o in un’altra vita.


RAFFAELE
E a chi gioverebbe?


ABDIEL
Al nostro essere altrove, evidentemente…

 

(SILENZIO)


RAFFAELE
Perché dopo la Torre di Babele e sopra torri di diamanti…


ABDIEL
… le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche con epigrafi burocratiche, ipnotizzate dall’abitudine cimiteriale di classificare il Niente nelle solitarie trincee del fantasmagorico dominio…


RAFFAELE
Le dita colavano sangue dai polpastrelli e l’anima si anchilosava nella secolare acquiescenza al dovere e all’obbedienza…


ABDIEL
I blablaretori stridevano il mondo a parolate…

 

RAFFAELE
Le teste spettinate dai venti oranti dell’accattonaggio demagogico avevano le pupille dilatate dall’adrenalina della speranza…

 

ABDIEL
Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti…


RAFFAELE
E nessuno udì lo schianto…

 

Raffaele si volta, Torna sul lato destro del trono.
Abdiel si volta. Torna sul lato sinistro sinistro del trono.
Su di loro cade l’ombra.
Rimane illuminato solo un fantoccio metafisico, in prima linea, sulla sinistra.

 

 

SCENA SETTIMA

 

Inizia alta la Queen Mary’s Funeral Music di Purcell.
Seguendo il ritmo della musica, a turno, luci diagonali illuminano sei fantocci metafisici, stile De Chirico, avvolti con le uniformi dei deportati nei campi di sterminio.
Disposti in diagonale occupano interamente il palcoscenico.
Una struttura continua di filo spinato delimita l’intero perimetro dell’azione.
L’illuminazione cade disegnando geometrie irregolari.
Poi la luce illumina un trono largo e imponente che occupa il centro della scena.
Quindi, ai lati del trono, due angeli, Raffaele e Abdiel che indossano lunghi mantelli neri.
La musica si spegne.

Entrano tre testimoni con le manette ai polsi.
Indossano indumenti di lino bianco.
Si fermano davanti al trono. In rango. Guardano la platea.
I due angeli rimangono sulla scena, nell’ombra.

 

PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.

 

SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.

 

SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

E’ l’ombra dell’infinito
che capovolge i fantocci del Caos
con un nitrito dello Spirito.


SECONDO TESTIMONE

Nel buio
sempre più buio
precipitiamo
senza peccato
senza voragini infernali


TERZO TESTIMONE

Lame di pioggia feriscono
la nostra presenza nel fango.
Gli scherani
sorseggiano pozzanghere di lacrime
nel prato dello sterminio.

 

(PAUSA)


PRIMO TESTIMONE

Sopra torri di diamanti
le segretarie tastieravano le mitraglie telematiche
con epigrafi burocratiche
classificando con abitudine cimiteriale i sigilli del Reich millenario.


SECONDO TESTIMONE

Le segretarie ed i funzionari agivano solerti
nell’esercizio del fantasmagorico dominio
con le dita che colavano morte dai polpastrelli
e con l’anima anchilosata
dalla secolare acquiescenza al dovere.


TERZO TESTIMONE

Il popolo aveva i capelli spettinati dai venti oranti
dell’accattonaggio demagogico
e le pupille erano dilatate dall’adrenalina della speranza.


PRIMO TESTIMONE

Il tumulto aggrovigliava i caotici vociferanti
in incomprensibili favelle che gorgheggiavano ininfluenti balbettamenti muti.


SECONDO TESTIMONE

La vera dannazione è il senso dell’inutile
la stanchezza d’emozioni di una coscienza vegetante
l’impotenza procreatrice di un cadavere genitale
che riproduce il proprio niente.


TERZO TESTIMONE

Dietro al filo spinato
tracce nel fango
di angeli lapidati
dai flutti del vento
mentre camminano ignoti
come nuvole
che sciamano alla speranza.


PRIMO TESTIMONE

L’infinito!


SECONDO TESTIMONE

Il buio!

TERZO TESTIMONE

Nel fango!

 

(PAUSA)

 

I tre testimoni escono ordinatamente in fila dalla scena.

 


SCENA OTTAVA

 

Le luci illuminano Raffaele e Abdiel.
Parlano come pensando ad alta voce, senza conferire alla loro espressione il senso di un dialogo.
Raffaele si avvicina al primo fantoccio a destra.
Si ferma accanto.
Abdiel si avvicina al secondo fantoccio a sinistra.
Si ferma accanto.

 

ABDIEL
Coraggio! Rimanere qui non serve a nessuno…


RAFFAELE
Forse è tempo di partire…


ABDIEL
Dove?


RAFFAELE
(distaccato) Qui o in un’altra vita…


ABDIEL
E a chi gioverebbe?


RAFFAELE
Al nostro essere altrove, evidentemente…

 

(SILENZIO)

 

ABDIEL
(estrae il biglietto dalla tasca esterna)
Il mio biglietto è scaduto…


RAFFAELE
Forse c’è ancora un inizio…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Ancora una volta?


RAFFAELE
Ancora una volta…

 

(SILENZIO)


ABDIEL
Ricordami il biglietto…


RAFFAELE
Per dove?


ABDIEL
Verso i suoi confini…


RAFFAELE
Quelli dell’inverno?


ABDIEL
Quelli della notte…

Inizia alta la Queen Mary’s Funeral Music di Purcell.
Raffaele si volta.
Passa accanto al trono.
Esce di scena.
Abdiel si volta.
Si ferma davanti al trono.
Estrae il biglietto.
Lo appoggia lentamente sul trono.
Esce di scena.

 

SIPARIO

 

La musica continua.