22 giugno 2006
Trasformazioni. Christo e Jeanne-Claude
Forse ha ragione Werner Spies quando afferma che il lavoro di Christo e Jeanne-Claude invita a relegare in secondo piano il modo di vedere e di vivere abituale “e a diventare sensibili a cose e sensazioni che non hanno nulla a che vedere con l’utilità e il consumo”. Il che spiegherebbe il motivo per cui la resistenza nei loro confronti “risulta essere tanto aggressiva e isterica nella fase iniziale di ogni progetto: gli artisti infatti propongono realizzazioni che il nostro senso comune, orientato all’efficienza, non sa comprendere”. Eppure, tutto ciò si dovrebbe riscontrare in ogni opera d’arte viva e feconda. David Bourdon ha evidenziato come l’elemento che caratterizza l’opera dei due artisti sia la rivelazione attraverso il celare, ma a più livelli: dall’occultare la normale funzione o l’aspetto di un oggetto, catapultandolo in una dimensione “altra”, alla capacità (assai più interessante) di modificare l’equilibrio consolidato tra realtà e apparenza, offrendo le potenzialità di un nuovo approccio nei confronti del quotidiano.
La mostra dei lavori di Christo e Jeanne-Claude presentata al Museo d’Arte Moderna di Lugano ha avuto il merito di calarsi all’interno del processo creativo dei due artisti, esponendo gli schizzi, i disegni e i collages preparatori, i plastici in scala, evideziando l’importanza del lavoro interdisciplinare svolto a fianco di ingegneri, costruttori e operai, e mettendo in luce gli sforzi per affrontare l’iter burocratico e superare le difficoltà ad esso connesse (protrattesi anche per decenni) per l’ottenimento dei permessi di realizzazione dei loro progetti. I quali, anche quando si tratta di opere colossali, sono interamente finanziati attraverso la vendita dei disegni degli artisti stessi che, rifiutando qualsiasi forma di sponsorizzazione, agiscono da liberi imprenditori ponendosi con diffidenza nei confronti dell’intervento di organismi ed enti statali.
Albert Elsen ha sottolineato come i progetti di Christo e Jeanne-Claude non siano fin da subito pensati e decisi in ogni dettaglio, ma si evolvano lentamente nel corso degli anni, e come ogni incontro, ogni conversazione, incoraggino gli artisti “a riflettere in modo sempre nuovo su implicazioni impreviste”. Né basta. Il processo creativo include l’attività di formazione del pubblico, senza la quale i loro progetti, in ultima istanza, non avrebbero ragione di esistere. Di più, “sono stati i primi artisti a svolgere per propria scelta indagini preliminari sul territorio per valutare l’impatto, sia sull’ambiente che sull’uomo, dei loro progetti”. Si tratta, com’è noto, di opere temporanee, definite con precisione ammirevole anche dal punto di vista dei tempi necessari all’allestimento e al successivo smantellamento, che avviene sempre senza lasciare traccia del loro passaggio. Sono progetti che vivono, letteramente, come apparizioni che si possono toccare con mano, fruendone personalmente, ma solo per pochi giorni. Installazioni che mutano aspetto e forma con il mutare delle condizioni climatiche, dell’intensità della luce durante le ore del giorno. Qui Werner Spies centra in pieno: “come un sogno, Christo e Jeanne-Claude colgono di sorpresa la realtà e, senza disturbare o tanto meno distruggere nulla, se ne vanno di nuovo”. Forse, è azzardato affermare che il lavoro dei due artisti riguarda un modo di vita, un abito etico di scrittura che, in qualche modo, ci aiuti a “sognare più vero”. Ma è certo che misurandolo con le categorie “estetiche”, e quindi confinandolo all’interno di una disciplina specifica, se ne colgono solo gli aspetti più superficiali.
In ogni autentica opera d’arte contemporanea l’attenzione dovrebbe essere rivolta a un’oscillazione, a un transito, nel tentativo di recuperare il senso di una profondità che ancora, sebbene lo ignoriamo, ci riguarda ed è ancora vivissima davanti a noi, come qualcosa che ci è a portata di mano e che ogni giorno ci accompagna. È noto: come per l’architettura, il problema dell’arte è un problema di equilibro del ritmo umano-cosmico, sperimentato ogni giorno senza farne problema. Ma fino a quando l’arte verrà pensata come un fatto “estetico” il rischio è di ridurla ad un giochino asfittico, slegandola dalla vita, dalla prassi di tutti i giorni, proprio perché ristretta ad essere “l’interiorità della libera invenzione dell’artista”, perdendo ogni funzione reale o sociale. Una trasformazione è forse già in atto, e la si percepisce nelle opere d’arte più coraggiose e vive. Ci sembra che Christo e Jeanne-Claude questa trasformazione, tanto difficile quanto necessaria, la stiano in qualche modo preparando. Non verrà certamente attuata da questa e forse nemmeno dalla prossima generazione: implica, come sappiamo, la rivoluzione di un’intera visione occidentale e istituzionale del sapere nel trapasso dell’interpretazione dualistica dell’esperienza, implicita nell’interiorità “psicologica” dell’individuo.
IMMAGINI
[1]
Christo
Valley Curtain, Project for Rifle, Colorado
Disegno in due parti, 1972
Matita, pastello a cera e carta topografica
91 x 243,8 cm; 80 x 240 cm
Kunsthaus Zürich, Grafische Sammlung
Foto: Wolfgang Volz
© Christo 1972
[2]
Christo
Running Fence, Project for Sonoma and Marin Counties, California
Disegno in due parti, 1976
Grafite, carboncino, pastello a cera, pastello, carta topografica e dati tecnici su due fogli di carta
38 x 244 cm; 106,6 x 244 cm
National Gallery of Art, Washington (dono di un collezionista privato in onore di Dorothy e Herbert Vogel, 2001)
Foto: Wolfgang Volz
© Christo 1976
[3]
Christo
Surrounded Islands, Project for Biscayne Bay, Greater Miami, Florida
Disegno in due parti, 1982
Matita, carboncino, matita colorata, pastello, campione di tessuto, fotografia aerea e pittura a smalto
38 x 244 cm; 106,6 x 244 cm
Collezione privata
Foto: Eeva-Inkeri
© Christo 1982
[4]
Christo
The Pont Neuf Wrapped, Project for Paris
Disegno in due parti, 1982
Matita, pittura a smalto, pastello a cera, carboncino e cartina
38 x 244 cm; 106,6 x 244 cm
Collezione Stefano Contini, Venezia
Foto: Wolfgang Volz
© Christo 1982
[5]
Christo
Over the River, Project for the Arkansas River, State of Colorado
Disegno in due parti, 1999
Matita, carboncino, pastello, fotografia di Wolfgang Volz e carta topografica
165 x 106,6 cm; 165 x 38 cm
Collezione privata
Foto: Wolfgang Volz
© Christo 1999
[6]
Christo
Over the River, Project for the Arkansas River, State of Colorado
Disegno in due parti, 1999
Matita, carboncino, pastello, fotografia di Wolfgang Wolz e carta topografica
165 x 38 cm; 165 x 106,6 cm
Collezione Famiglia Hamacher
Foto: Wolfgang Volz
© Christo 1999



