24 gennaio 2007
Servi e padroni
Dicono che non ci si può ritenere persone integre fino a quando, venendo messi di fronte al bivio, non si sceglie la strada meno redditizia, non si ha il coraggio di dire NO alla corruzione e al potere consolidato, non ci si vende, non si deflette dai propri princìpi, non si accetta la prostituzione. Sir Norman Foster ha ceduto alle lusinghe e all'ipocrisia del presidente del Kazakhstan, il cui vero volto si rivela nelle sue azioni: negli omicidi, nelle persecuzioni degli avversari politici e nella corruzione istituzionalizzata di un regime dittatoriale.
Quando, alcuni anni fa, Nazarbayev visitò la Gran Bretagna, i maggiori quotidiani titolarono: "La regina onora un cleptocrate". Sir Foster (ma non è il solo) non sembra curarsene e, malgrado le sue ciniche e rettoriche dichiarazioni per giustificare il progetto della piramide di Astana – un edificio "per la pace" polifunzionale ed efficientissimo sotto il profilo eco-tecnologico – si genuflette al despota in carica da quasi vent'anni, legittimandolo con un'opera monumentalista, degna di un architetto di regime. Viene in mente la candida e lucente piramide di orwelliana memoria, da dove Winston Smith poteva leggere i tre slogan del partito: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza. Foster insulta tutto e tutti, vivi e morti, specie chi ha pagato con la propria vita l'opposizione al tiranno. Su almeno un punto Derrida aveva ragione: è urgente e necessario riscoprire e comprendere l'attualità di Adorno.



