03 febbraio 2008
Riprendiamo
Dopo esattamente un anno di attesa, il sito è di nuovo operativo. Riprendiamo l'attività consapevoli dell'urgenza di intensificare il nostro lavoro e lo scavo critico avvalendoci di strumenti che ci vengono offerti dalle migliori ricerche contemporanee, a tutti i livelli disciplinari.
Vi sono innumerevoli personalità da scroprire, altre da riscoprire e riesaminare attentamente alla luce di una mutata coscienza storico-critica. In tutti i casi, si tratta di momenti e realtà che puntano il dito contro il nostro tempo: un tempo che pare accontentarsi di assai poco, adagiandosi in stanca rassegnazione su posizioni di sempre maggiore, disarmante mediocrità.
Vale riprendere alcuni passi di Giovanni Klaus Koenig, per il quale la rinuncia ad ogni forma di espressione faceva tutt’uno con il timore del dolore e della sofferenza, con la paura di un’esistenza angosciata. Il giudizio era perentorio: "La continua distanza tra il mondo con cui è organizzata la vita e la humanitas è una vergogna per il genere umano: sta a noi far sì che questa distanza non cresca. Dobbiamo trovare un correttivo a questo stato di cose, e questo correttivo può essere l’architettura, a patto che chi vi si avvicina senta il terrore di rischiare un isolamento senza speranza. Solo chi se ne spaventa può acquistare la forza di opporre una nuova resistenza in sede architettonica.
"La parola resistenza non è casuale ed il paragone è voluto: nella battaglia che le forze attive dell’architettura italiana stanno combattendo in questo momento, le caratteristiche di questa comunità che sta sorgendo non possono essere che quelle della Resistenza: ognuno deve esser pronto a sostenere da solo la lotta, senza sostenersi con la fallace illusione di una «ufficiale» necessità o legge, o con la speranza di un qualsiasi riconoscimento, protezione, guadagno, medaglia o promozione. Solamente in questo modo potrà evitare di riflettere in noi gli errori che caratterizzano e qualificano negativamente quel mondo contro il quale noi combattiamo".
Il monito coinvolgeva anche la critica, sempre più propensa al commento, sempre più relegata al ruolo di opinione giornalistica e mosca cocchiera di nuove opere che vengono pubblicate su riviste patinate ancora prima di averne verificato la validità alla luce della fruibilità per la quale gli spazi dovrebbero essere stati concepiti. Se si vuole svolgere davvero un ruolo critico, volendo mostrare come e quanto l’oggetto che si vuole proporre “sia entrato a far parte della struttura formale della storia, allora occorre attendere; e, come ha fatto Zevi su «L’architettura», pubblicare la Casa sulla Cascata vent’anni dopo, compiutamente, con immagini e testimonianze. Siamo certi - concludeva Koenig - che un simile controllo cancellerebbe il valore di tantissime opere che sul momento, grazie alla abilità dei fotografi e degli impaginatori, costituiscono il clou di tanti numeri di riviste di architettura”.



