05 marzo 2009
Figure in transito nella critica d'architettura
Per il critico, tanto le opere d’architettura, quanto i protagonisti delle sue analisi, non possono essere altro che «figure» messe in opera nell’ambito del proprio percorso. Figure in transito, come ci è stato insegnato, e che, come tali, non vanno assunte ideologicamente dalla parte del loro «significato», cioè come oggetti indipendenti dalle pratiche che li mettono in opera. Si potrebbe dire che essi sono piuttosto espedienti per fare questione di un determinato processo di formazione e, quindi, di quelle emergenze che noi siamo: la critica lascia tracce, incide, in qualche modo, ciò di cui parla, e lo fa perché non si risolve in un punto di vista contemplativo, ma incarna le movenze di un gesto che trasforma ciò che vorrebbe limitarsi a contemplare. In ciò, ri-tracciando e ri-configurando sempre di nuovo la propria origine e il proprio destino, condizione di ogni esperienza.
Parlare d’architettura ci pone sempre dalla parte del significato. Ma l’architettura, se intesa nel suo senso profondo, per vivere come architettura va intesa come prassi: o dell’architettura è dato fare esperienza, o l’architettura, letteralmente, muore, perché ridotta a simulacro. Con ciò si capisce come l’organizzazione spaziale, con le sue costitutive relazioni, ne divenga la cifra caratterizzante. Su quest’ultimo punto ha dunque buone ragioni di insistere anche Valerio Paolo Mosco. Il quale, a differenza d’altri, pare sappia, o sospetti, che Pier Luigi Nervi, nell’ambito della sua analisi, è appunto una “figura” in transito, un espediente per esercitare il proprio pensiero su una determinata tematica. Si può ripetere ciò che è stato detto in altra occasione: le narrazioni non raggiungono realtà «in sé». Si raggiunge, semmai, una rivelazione interna alla nostra prassi linguistica, al nostro sapere. Tutto ciò, com’è ovvio, non riduce affatto l’importanza della ricerca e i suoi risultati, ma mostra l’esercizio intrinseco di ogni riflessione e il carattere di ogni scoperta quali emergenze interne ad una (la nostra) esperienza.



