19 marzo 2009
Piano casa, tra generici proclami e argomentazioni critiche
Se Aulenti, Gregotti e Fuksas avessero puntato ad un manifesto più articolato non avrebbero raggiunto un accordo. Cosa risolta invece in poche righe colme di un indignato ma non meno generico «sussulto civile», che poco smuove e nulla spiega. Contrariamente a quanti, con argomenti diversi, hanno cercato di vedere un po’ più a fondo, sollevando meriti (pochi) e legittimi dubbi (molti) circa i pericoli di un disegno di legge che, come spesso avviene, non si fa sufficiente carico delle conseguenze di un approccio da un lato teso ad alimentare le facili speculazioni, incrementando per di più quelle già da lungo tempo in atto da parte dei grossi immobiliaristi, dall’altro incapace di centrare i veri e urgenti temi. Fra questi, l’esigenza di una strutturazione polifunzionale e l’adeguata attrezzatura degli spazi pubblici, o la riqualificazione e la riconversione di edifici e aree spesso dismesse o da ricostruire, operate anche attraverso l’incentivo alla ricerca e all’utilizzo intelligente, cioè organicamente integrato, di energie rinnovabili; anche e soprattutto in ambito di appartamenti a pigione moderata, di cui il paese ha e avrà nei prossimi anni un crescente bisogno: il «piano casa» dovrebbe servire anche e soprattutto a questo, dando la possibilità di usufruire di un alloggio dignitoso a costi ridotti a chi ne ha realmente bisogno.
Un disegno di legge come quello proposto non può non avere alcun tipo di reale e non demagogico coinvolgimento con gli scenari aperti dalla crisi economico-finanziaria in atto, che si prospetteranno da qui a breve termine in forme e conseguenze diverse: dall’aumento del precariato, alla crescita dell’intolleranza verso il «diverso», fino alla sempre più importante e devastante influenza della criminalità organizzata che ha già perfettamente compreso di potersi offrire quale ancora di salvezza finalizzata a fornire un impiego o un’occupazione a chi è del tutto privo delle più elementari tutele in materia di ammortizzatori sociali (e che anche per questo motivo, dalla sera alla mattina, si troverà in mezzo alla strada).
Che poi, mentre si discute di tutto ciò, crolli il controsoffitto della piscina comunale di Poggibonsi, si continui a costruire in aree ad alto rischio sismico, e le opere di ricostruzione promesse da anni nelle aree terremotate non siano mai state attuate o concluse (con tutti i tragici e indegni retroscena ampiamente conosciuti), non dà da pensare e non pone problemi. E mentre a qualcuno è data ufficialmente la possibilità di fare ciò che da sempre e comunque, sotto gli occhi di tutti, in forme più o meno accentuate e più o meno grossolane accade, ci sarà chi continuerà a vivere in container e baracche, o in casette di cemento prefabbricate concepite secondo la logica del più bieco utilitarismo e del più ottuso segregazionismo. Ovviamente con il benestare delle «autorità competenti» e il complice silenzio di tutti.



