18 maggio 2009
Paragoni grotteschi
Di fronte ad una delle ultime scemenze editoriali (Il sole in tasca, ed. Mondadori) bisognerebbe tacere, se non fosse per il paragone grottesco messo in atto dal Ministro della Cultura e coordinatore nazionale del partito berlusconiano. Tra Adriano Olivetti e Silvio Berlusconi, Sandro Bondi stabilisce analogie ridicole, apparendo come un «poeta» tanto innamorato del suo padrone al punto che, come rileva Emilio Renzi, ogni accostamento tra i due personaggi risulta oltre che forzato, superficiale, «appariscente ma apparente. Nessun paragone regge, nessuna citazione ingrana con le altre, tutto naufraga in uno stile fervoroso, che eccede per amor di tesi e di obiettivo».
Non è irrilevante ragionare sul fatto che Olivetti non poté contare su un successo nella vita politica, poiché il movimento di Comunità ebbe influenza in un raggio d’azione assai limitato e poté contare su un solo deputato. A ben vedere, persino in campo imprenditoriale, da cui del resto cominciò la sua attività prima di buttarsi in politica, Olivetti fu messo in minoranza dalla sua stessa famiglia che lo accusava di pensare più alle finalità sociali dell’impresa che non all’utile profitto.
L’attuale Presidente del Consiglio, invece, non solo di fatto gestisce Mediaset e una parte consistente degli organi di stampa (per non parlare d’altro), ma è leader di un partito di massa e non ha ancora risolto il suo enorme conflitto di interessi. A questo «maggior successo» ottenuto rispetto ad Olivetti nei modi e con gli strumenti a tutti noti e assurti ormai a costume diffuso, non fa riscontro la creazione di nulla di innovativo sul piano imprenditoriale, né tanto meno di rilevante sul piano formativo.
Olivetti creò invece un'azienda che non solo produceva ricchezza in termini economici, ma aveva un’importante rilevanza sul piano culturale, chiamando da un lato i lavoratori a partecipare alla gestione e al capitale delle proprie aziende, ma creando dall’altra anche asili, biblioteche, teatri, cinema e servizi per i suoi dipendenti, dando vita ai consigli e alle commissioni consultive, distribuendo utili e azioni. Ha sempre visto e rilevato i gravi limiti del capitalismo, tanto dal punto di vista economico quanto dal punto di vista sociale, e del resto il suo solidarismo ha radici profonde nel socialismo riformistico e nelle personali vicissitudini dell’antifascismo attivo e dell’esilio elvetico. Con il movimento di Comunità, è stato sostenitore di un forte decentramento dei poteri, ma, appare superfluo rilevarlo, senza le connotazioni razzistiche, xenofobe e secessioniste che caratterizzano l’attuale destra italiana.
Nota Renzi: «La critica di Olivetti alla partitocrazia, corroborata da un’importante letteratura antifascista, sbocca nel disegno esposto in un’austera opera di teoria della politica e di proposta istituzionale. (…) Il disegno di Olivetti muove dalla/e Comunità, che portano al federalismo e poggiano sull’equipollenza di tre principi: la democrazia elettiva nelle istituzioni, il lavoro nelle sue rappresentanze, la libera cultura. La critica di Berlusconi alla partitocrazia poggia sul riconoscimento espresso all’individuo e ai suoi programmi nell’urna e in nessun’altra sua scrittura progettuale».



