06 luglio 2005
Inter-ferenze
Il coraggio e l'intransigenza morale sono virtù delle quali pochi possono godere. Se esse sono incarnate da uno studente che lotta all'interno di una facoltà universitaria, il tutto assume ancora maggiore rilievo e importanza. Giovanni Bartolozzi ha intrapreso l'ennesima iniziativa – INTER-FERENZE, un giornale fatto con pochissimi mezzi in formato pieghevole – che, con intelligenza, è destinata ad essere un pungolo critico e un'occasione di confronto capace di incuriosire, coinvolgere, appassionare gli studenti attraverso la costruzione di un dibattito sempre più urgente all'interno della facoltà stessa. Quale il motivo di questa iniziativa? Il terzo convegno sull'identità dell'architettura italiana organizzato da un gruppo di docenti che, come i due anni precedenti, ripropone lo stesso tema anacronistico, ingenuo e inconsistente da tutti i punti di vista, con gli stessi ospiti, gli stessi relatori (forse nel nome dell'"identità italiana" da conservare).
«Questo mini-mensile – scrive Bartolozzi – che si inaugura con il numero zero, nasce per la facoltà di architettura di Firenze e sarebbe impensabile al di fuori di essa. Non si tratta di una rivista della facoltà, ma semplicemente per la facoltà di architettura. Esistono oggi troppi contenitori d'informazione cartacei e digitali. Non ci interessa l'informazione ma lo scambio critico volto alla costruzione di un dibattito interno che coinvolga, stimoli, ecciti gli studenti e di cui da anni si sente il bisogno dentro la facoltà. Si tratta inoltre di un mini-mensile che non ha l'ambizione di essere eterno come la stragrande maggioranza delle riviste commercializzate. Si propone invece di morire presto, ma dopo aver proposto delle alternative, dopo aver fornito delle indicazioni, delle direzioni, degli arricchimenti o delle provocazioni. Un'iniziativa di passaggio insomma, che cerca d'incidere, di lasciare un segno nel caos dell'indifferenza in cui siamo immersi. Il nome inter-ferenze è solo in apparenza un banale gioco di parole, sicché il vero significato va rintracciato nelle potenzialità che la parola interferenze esprime in architettura e, più in generale, nel vasto campo delle discipline artistiche (cui cercheremo di dare spazio dentro il ristretto formato che si siamo imposti). L'interferenza è il fenomeno fisico prodotto dall'incontro e dalla sovrapposizione di due o più vibrazioni in un punto dello spazio. In quest'ampia accezione può essere traslato in architettura per assumere valenze sociali, spaziali, strutturali e formali. La città non è altro che un campo esteso d'interferenze in continuo divenire; le piazze e i luoghi di ritrovo pubblico materializzano l'incontro e la sovrapposizione dei flussi generati da due o più edifici. Il fenomeno è indipendente dalla scala e dunque rintracciabile perfino dentro un'abitazione unifamiliare. Ma il temine assume anche risvolti astratti e informi che risiedono sul livello delle idee e si sostanzia, soprattutto, per il carattere e il senso di disturbo che esso comporta. L'interferenza è anche qualcosa che perturba, che infastidisce, che s'intromette. Nel conformismo che sommerge la nostra facoltà e la città di Firenze, la critica disturba. Per questo inter-ferenze si pone come punto d'incontro e sovrapposizione d'idee e conoscenze, ma ancor prima come strumento critico anticonformista».
Quando è stato distribuito il primo numero della rivista che, tra l'altro, ospita una vecchia lettera di Ralph Erskine e due interventi di Fabrizio Violante e Sandro Lazier? Proprio in occasione del convegno, ed è stato messo a disposizione di tutti, gratuitamente. Si poteva pensare un'iniziativa più incisiva e coraggiosa?



