In difesa di Villa Colli a Rivara (TO)

Gli appelli in difesa di Villa Colli a Rivara (località del Canavese in provincia di Torino) per sostenere e, possibilmente, affiancare i Signori Chiono nelle battaglie legali che da anni stanno conducendo per salvaguardare un’architettura progettata e realizzata da Giuseppe Pagano e Gino Levi-Montalcini, hanno sortito effetti positivi. Persino la DARC, dopo anni, si è risvegliata interessandosi alla vicenda.

Ci sono almeno 3 buoni motivi affinché il costituendo Comitato Internazionale in difesa di Villa Colli affronti la causa civile:

  1. Villa Colli è una proprietà privata, ma proprio perché si tratta di un testo di importanza storico-culturale riconosciuto a livello internazionale, diviene patrimonio comune, sicché ogni cittadino ne è responsabile per quanto ne riguarda la tutela. Le due cose non sono affatto incompatibili, altrimenti non sarebbe neppure pensabile la salvaguardia di molte altre opere, anche private, sotto il patrocinio Unesco.

  2. la Villa è sede di un'Associazione Culturale che opera nell'interesse di studiosi a livello internazionale: è di fatto un bene pubblico (non si spiegherebbe in altro modo l'intervento di un così alto rappresentante delle istituzioni quale il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi).

  3. le fabbriche dovrebbero essere spostate nel Polo dello stampaggio, finanziato con fondi pubblici: non può restare una questione esclusivamente privata.

Noi non dobbiamo, non possiamo accettare il terreno di confronto proposto dagli industriali che riducono la faccenda ad una mera questione di calcolo economico: “spostare le linee di stampaggio a 3 km di distanza comporta dei costi, meglio che si spostino i proprietari di Villa Colli”. Non possiamo accettarlo perché è lo stesso termine di paragone e confronto che non è accettabile: un tale valore storico-culturale (quello di Villa Colli e ciò che essa ha rappresentato e ancora più oggi rapppresenta grazie alle esemplari e, ci sia consentita l’espressione, eroiche iniziative della famiglia Chiono) non può essere commerciabile. Pensare alla cultura in termini di utilità e valore finanziario significa schiacciarla, mercificarla, asservirla alle logiche e alle regole del pensiero omologante. Certo, quando il codice diventa totalitario e il desiderio è saldato all’ordine della rappresentazione, non è più necessario reprimere il desiderio per iscriverlo nella legge dell’apparato, perché a quel punto è il desiderio che è incapace di esprimersi all’infuori dei dettami codificati, ed è facile capire il motivo per cui l’uomo “desidera il fascismo”. Ma una possibilità di scelta è sempre data, a patto che la si voglia cercare.

Noi non vogliamo ottenere il consenso con gli strumenti della seduzione più subdola e meschina che diventa occasione della più grande mercificazione e profanazione della parola e, quindi, occasione di devastazione e snaturamento della cultura. Non vogliamo, come direbbe Pagano, vestire le nostre teste “di parole stampate” (quanto, nella nostra battaglia, questa espressione sia calzante, è fin troppo evidente) “nel controllo dei pensieri obbligati”. Noi non vogliamo che la storia venga “messa a verbale”.

Noi vogliamo vincere, semplicemente perché dobbiamo, vincere. Per la famiglia Chiono, per Giorgio Colli, per Gino Levi-Montalcini, per Giuseppe Pagano che morì a Mauthausen, come molti altri, affinché noi, oggi, potessimo essere qui per vivere non da simulacri, ma da uomini.

Il costituendo Comitato Internazionale deve, necessariamente, poter affiancare la famiglia Chiono in questa battaglia. Lo deve fare con la massima urgenza e tagliando ogni ponte di ritirata. Come sottoscriverne l’iniziativa (sostenendola con il proprio nome aderendo alla raccolta di firme), verrà comunicato in tempi brevissimi.