25 dicembre 2009

La Svizzera, i minareti, l’Europa

L’iniziativa referendaria contro l’edificazione di minareti in Svizzera va letta come pretesto, nel doppio senso letterale ed etimologico: come ragione di cui ci si è serviti per nascondere il vero motivo di un disegno, di un’azione, ma anche come occasione per creare un precedente, un testo ante litteram capace di divenire riferimento per ulteriori analoghe iniziative. Ma non solo. Più nel profondo l’iniziativa è il sintomo di due aspetti non meno inquietanti: da un lato, realizzandosi come occasione per una disperata ricerca di una «identità» da difendere benché costruita in modo fittizio e posticcio, ovvero creata ad arte e rincorsa unicamente per mero interesse contingente (nient’affatto per un’esigenza profonda di cui neppure si sente il bisogno, tranne che per ragioni di comodo) – un’identità intesa e filtrata nel modo più becero e corrotto, masochista e suicida, ovvero come chiusura verso l’«altro», un’idea piegata di volta in volta per rispondere agli interessi più subdoli e alle esigenze e ai richiami più bassi e volgari; il secondo aspetto riguarda il ruolo di un intero paese nel contesto europeo, tanto che in modo molto diretto si potrebbe dire: ciò che è in gioco è il ruolo della Svizzera come laboratorio politico per l’Europa. Il che sta accadendo in modo diametralmente opposto a quanto dovrebbe, ovvero a quanto si augurava in modo tanto acuto quanto coraggioso Denis de Rougemont (un intellettuale non a caso per lo più ostracizzato). I quattro aspetti non sono fra di loro slegati, eterogenei, ma intrecciati a vari livelli, quando non pressoché coincidenti, fino a divenire, l’uno rispetto all’altro, di volta in volta, condizione e conseguenza.
(continua...)

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Il programma di lavoro che ci attende è strutturato in sei temi, tra di loro più o meno intrecciati. Li elenchiamo anticipando alcune chiavi di lettura. (Read the program in english)

[design] Leafchair

(Sguardo su) - Carmela Scala parla di leafchair, il progetto di Francesco Fiotti recentemente premiato con menzione d’onore al 9th Andreu World International Design Competition.


 

[teorie] Necessità di un rovesciamento etico

(la ragione e "l’altro") - Fabio Pontiggia sul Corriere del Ticino del 5 febbraio solleva una questione che svela la contraddizione che attraversa il disorientamento provocato dalla devastazione causata dalla finanza internazionale: alla demonizzazione del sistema economico responsabile degli sconquassi non corrisponde una visione politica alternativa capace di individuare una direzione percorribile. Se evidentemente il tema non può essere risolto nello spazio di un articolo, è però a nostro avviso importante osare il rischio di abbozzare una traccia relativa ad una possibile impostazione della questione.


 

[architettura] Dinamica unitarietà

(Sguardo su) - Massimo Collura ha aperto il proprio studio professionale nel 2005, nei pressi di Lugano. La sua attenzione si focalizza principalmente su tre aspetti: il rapporto architettura/paesaggio, l’esigenza di una sostenibilità ambientale e la scelta di materiali sui quali possa essere inciso il segno della vita che scorre.


 

[architettura] Strutture sinergetiche

(dopo lo Star System / Transiti e metamorfosi) - POLIEDRI, GEODETICHE, TENSEGRALI e RECIPROCHE definiscono la vasta famiglia delle strutture a geometria sinergetica. Le strutture reciproche di Leonardo da Vinci sono state da me aggiunte recentemente al precedente elenco di Fuller per l’evidente affinità esistente tra queste strutture.


 

[teorie] L'intimità e lo spazio ritrovato

(la ragione e "l’altro") - Riportiamo il testo dell'intervento che Stefano Malpangotti ha tenuto il 17 novembre nell'ambito del seminario Spazio/Cinema. I commenti dell'autore sono riportati in grassetto. (N.d.R.)   «Perché un luogo è ospitale?» è una domanda che pone immediatemente la questione del proprio Altro, ovvero del luogo inospitale che la domanda non enuncia. Un luogo è ospitale perché esclude l'inospitalità oppure perché riesce a includere l'inospitalità? In altri termini, lo spazio dell'ospitalità è segnato dai confini di una dinamica inclusiva o esclusiva? Come vorrebbe Kant nella Critica del Giudizio (p.557), il luogo di questa dinamica, sia esso inclusivo o esclusivo, è finalizzato all'uomo in quanto soggetto alla moralità? O detto altrimenti: un luogo è ospitale perché i suoi confini consistono in un'immagine puramente umana? Come raffigurare l'immagine di un luogo ospitale? Per facilitare l'approccio al linguaggio e al pensiero di Gaston Bachelard, ed evitare inopportune confusioni o traslazioni di significati impropri dei concetti utilizzati, ho deciso di proporvi un approccio diretto rispetto ad alcuni brani di opere del pensatore francese per poi brevemente compendiarli in modo da poter disegnare un percorso coerente, e quanto più rigoroso, nei confronti dell'analisi che Bachelard propone riguardo l'attività immaginifica dell'essere umano. 


 

[arti] Spazio/Cinema . seminari e workshop a Genova

(Sguardo su) - Dal 16 al 26 novembre 2009 Genova ospiterà Spazio/Cinema, progetto imperniato attorno a due momenti distinti e collaterali: seminari e workshop. Il 17 novembre sarà presente, in qualità di relatore, anche Stefano Malpangotti, il cui intervento è intitolato L’intimità e lo spazio ritrovato. Note attorno a La Poétique de l'espace di Gaston Bachelard.


 

[architettura] Una casa in Québec

(Sguardo su) - Aperta alle mutevoli suggestioni ambientali, la casa potrebbe essere descritta, sinteticamente ma efficacemente, con le parole che Fulvio Papi ha utilizzato in un piccolo ma prezioso libricino: «L’architettura spazializza senza produrre un ordine nello spazio, non c’è alcun centro: assomiglia al famoso colpo di dadi di Mallarmé. È una immagine da repertorio che richiama l’idea della architettura come evento-qui-ora, una pura invenzione che non giunge all’apice temporale da alcuna altra storia, sequenza, serie.


 

(la ragione e "l’altro") - "La critica condivisa da Paci e Sini alla concezione scientifico-matematica di spazio e tempo che sorregge la concezione tradizionale di storia e la concezione razionalistica dell’architettura - nota Laura Gioeni - si sostanzia dell’appello al mondo della vita, alla spazialità e temporalità della vita vissuta, della durata e della relazione". Nell'indagare il rapporto tra memoria e progetto tutto ciò ha un ruolo essenziale, così come l'apertura d'orizzonte offerto dalla genealogia e dalla sua costitutiva capacità di farsi "carico di quella circolarità delle estasi temporali per cui il passato necessita del futuro per acquistare il suo senso compiuto".