06 giugno 2008
Attraverso lo Stretto di Gibilterra: un progetto di informazione per migranti
La politica di ridefinizione delle frontiere UE messa a punto coi trattati di Schengen ha favorito la nascita di organizzazioni transnazionali specializzate nel traffico di esseri umani, strettamente legate agli imponenti movimenti migratori che interessano il continente africano: le filiere di queste associazioni sono incredibilmente articolate, si estendono dai villaggi d'origine, fino alle metropoli europee di destinazione, potendo contare su una rete di collaboratori in ogni nazione. All’interno di questo scenario, il Marocco è oggi una tra le principali porte d'ingresso clandestino all'Europa: in particolare lo Stretto di Gibilterra è il passaggio obbligato, l’imbuto, che accomuna i destini di migliaia di migranti subsahariani e magrebini, in transito verso la UE. 

Relativamente a queste migrazioni, la nostra ipotesi è che oggi lo Stretto funzioni come un confine selettivo, come un dispositivo in grado di cambiare lo stato delle molecole umane che lo attraversano, facendole lentamente condensare nell’avvicinamento attraverso il continente africano, per poi disperderle velocemente in una moltitudine di percorsi individuali attraverso l’Europa di Schengen. Uno schema sintetico di questi processi assume l’immagine di una clessidra rovesciata, in cui la polvere cade dal basso verso l’alto, rallentata o accelerata da un filtro complesso, che cambia continuamente la dimensione delle proprie maglie. Alle due fasi di percorso (avvicinamento africano e dispersione europea) corrispondono una serie di sistemi minori, fisici come immateriali, collegati o incongruenti a seconda dei casi, attraverso cui i migranti scorrono a diverse velocità alternando soste e accellerazioni, e tracciando sul territorio molteplici percorsi spezzati, tenuti insieme dal passaggio obbigato attraverso i 14 chilometri di stretto di mare che separano Tangeri (Marocco) da tariffa (Spagna). Dopo lo sbarco sulle coste andaluse, la dispersione di queste molecole umane avviene in modo rapido e invisibile: generalmente i sin papeles si affidano alle organizzazioni specializzate nel traffico di persone, che propongono veri e propri pacchetti di viaggio, comprensivi di un passaggio in auto o camion fino alle città europee di destinazione. In alternativa a queste vere e proprie mafie, sono nate col tempo associazioni spagnole non governative, che cercano di aiutare i migranti in modo concreto, offrendo accoglienza temporanea e assistenza legale. Fino ad oggi la debolezza di questo sistema è stata lo scarso dialogo e la mancata messa in rete delle ONG, che spesso lavorano senza coordinazione.

Alla base della nostra proposta sta la costruzione di un sistema database con una catalogazione delle ONG e un calendario dei periodi di raccolta/semina nelle islas agricolas (distretti agricoli spagnoli a produzione intensiva), che accolgono ogni anno sotto la pellicola di protezione delle serre migliaia di braccianti clandestini. La gestione dei dati è affidata alle ONG stesse, le uniche associazioni a cui è tacitamente permesso da parte delle autorità di avere rapporti con gli immigrati, e quindi in grado di informarli.
Parallelamente alla mappatura e al riconoscimento di questa rete si progettano alcuni luoghi di accesso privilegiato:
1. Una serie di bunkers abbandonati lungo la costa, recuperati e trasformati in presidi medicali diffusi;
2. Quattro spazi franchi® nei porti di Algeciras, Cadiz, Malaga e Tarifa, sede dei commissariati di polizia in cui vengono identificati tutti i clandestini catturati.
Lo spazio franco® per migranti è concepito come un luogo fisico di libero accesso, per tutti quegli individui in viaggio, la cui condizione è imprecisata o incerta. Più precisamente, è una struttura ospitale pensata per accogliere persone in transito dall'Africa all'Europa, sprovviste di documenti e permesso di soggiorno, ma allo stesso tempo non rimpatriabili per motivi di diritto internazionale, e quindi dallo stato giuridico non facilmente definibile. Ragioni per cui l'edificio è nato come metafora di un luogo altro, privo di fondazioni, non radicato in nessuna località precisa, ma al contrario poggiato su una piattaforma neutra e galleggiante, che attracca nei porti andalusi diventando l'estensione dello spazio di banchina, e lavorando in relazione col porto e con la città. capoluoghi di provincia (1), sedi dei distretti della Policia Nacional da cui vengono rilasciati gli individui senza permesso di soggiorno non rimpatriabili (2), dopo un sommario accertamento delle generalità. Lo spazio franco® si propone quindi come alternativa alla strada, immediatamente dopo il rilascio, per persone che sono smarrite, prive di ogni orientamento: vuole essere un punto di riferimento per chi ha l'intenzione di proseguire il proprio viaggio verso l'Europa, e non ha direzioni.
Il programma include due organismi eventualmente indipendenti, qui abbinati all'interno di un unico edificio multipiano: un albergo di sosta breve (dotato di cellule minime individuali per il riposo, servizi igienici, una struttura di ristorazione), e un consultorio/infopoint (con punti per l'ascolto, punti di informazione, ambulatori, uffici di gestione). Il livello 0 è in comunicazione diretta con la banchina del porto ospite, e ne costituisce il prolungamento: qui si troveranno le strutture di ristorazione dell'hotel, che si prevedono in condivisione con i lavoratori portuali, ai quali possono essere dedicate anche altre parti dell'edificio, a seconda delle singole situazioni.
Concepito come nomade, lo spazio franco® è teoricamente autosufficiente per i suoi consumi: sulla copertura sono installati pannelli solari e pale eoliche per una produzione combinata di energia, mentre la base galleggiante ospita un desalificatore per aqua di mare e un depuratore per gli scarichi dei sevizi igienici.
Coerente coi presupposti di progetto, è stata considerata anche la capacità di adattamento e di Trasformazione (3): il sovradimensionamento di certi elementi strutturali e il disegno degli spazi sia orizzontali sia verticali, permettono la conversione dello spazio franco® in un edificio per funzioni molto diverse tra loro; tra gli scenari proposti: magazzino verticale, parcheggio per autoveicoli, spazio neutro ad uso portuale, residence di piccole abitazioni di emergenza contenute in containers attrezzati.
note
(1) Tarifa è un paese di minori dimensioni, sotto la municipalità di Cadiz: risulta comunque un nodo strategico per la presenza di una dogana di Shengen e per il relativo presidio delle forze dell'ordine.
(2) Raccolti sulle spiagge immediatamente dopo gli sbarchi o arrestati poco più tardi dalla Guardia Civil, i clandestini subsahariani non rimpatriabili vengono condotti presso le sedi della Policia Nacional per l'accertamento delle generalità e l'emissione delle proposte di espulsione: documenti che intimano al migrante di abbandonare il paese entro un periodo compreso tra 15 e 60 giorni. Dopodichè vengono lasciati in libertà: nella totalità dei casi, dopo un primo periodo di incertezza e smarrimento, i migranti
riprendono il loro viaggio verso le destinazioni europee, auto-organizzandosi.
(3) L'idea di edificio come macchina non banale, capace di modificare il proprio stato interno, per rispondere ad un cambio di inputs forniti. Bernardo Secchi, Prima lezione di urbanistica, Roma - Bari, Laterza, 2000.



