15 giugno 2005
Martin Heidegger e l’architettura
Il senso comune e l'architettura
L'architettura esprime con le proprie pratiche una relazione temporale che disegna la spazialità dell'accadere dell'essere nel mondo. Il senso comune considera il costruire una precondizione dell'abitare. In altre parole, si costruisce per abitare. Nel nostro tempo, in cui domina l'ambito tecnico del rapporto alle cose, la richiesta di espansione indeterminata si scontra con la rarità che delimita l'essere della determinazione urbanistica nella nostra relazione all'abitare e al costruire. In questo modo, il pensiero comune definisce e considera la storicità dell'idea architettonica dell'abitare contemporaneo.
Heidegger e l'architettura
Heidegger rovescia la relazione abitare-costruire e in modo scandaloso afferma: l'abitare precede il costruire.
Per comprendere l'ottica heideggeriana dobbiamo valutare due accezioni dell'emergenza del significato di abitare:
- il contesto complessivo del senso dell'esistenza umana;
- la connotazione fenomenologica del costruire e dell'abitare contemporaneo nel giudizio di Heidegger.
Il costruire rinvia ad una complessa serie di relazioni in cui si rivela l'essenza stessa del costruire. Ciò significa che il costruire è in verità preceduto da una struttura fondamentale di relazione al mondo che è l'abitare originario, inteso quale apertura che traccia le pratiche di senso in cui si istituisce l'esistenza umana nei suoi rapporti con le cose. Questo passaggio (l'oblio di questa pre-determinazione) è il conferimento spazio-temporale in cui accade, secondo Heidegger, la plurima valenza della parola "abitare". Ecco perché l'abitare precede il costruire.
L'analisi heideggeriana rivela come la nostra epoca sia dominata da prassi esclusivamente esecutive, incapaci d'interrogazione e di pensiero. Per un architetto questo si traduce nella provocazione a chiedersi: "che cosa fare?" "perché fare così?". Senza questa vertigine, in cui di fronte ad ogni progetto si ricomincia denudando la professionalità del "si costruisce come si deve costruire", non esiste architettura. C'è solo, come dice Leonardo Previ, "onesta edilizia".
Secondo Heidegger, l'essenziale rapporto alle cose è simbolico (la famosa Quadratura) ed è in questa collocazione che anche il manufatto architettonico dovrebbe porsi quale espressione di ringraziamento alla sacralità della vita nell'ospitalità della Terra nella sua apertura al divino. Si comprende quindi perché Heidegger non veda di buon occhio lo sfruttamento indeterminato delle risorse e la manipolazione tecnica del pianeta.
In queste considerazioni, si annida il fraintendimento di coloro che, nel riferirsi al filosofo tedesco, applicano tendenze architettoniche reazionarie, per la semplice ragione che Heidegger o non lo hanno mai capito o, peggio ancora, non lo hanno mai letto e meditato.
(Breve considerazione di passaggio: Heidegger non è un filosofo reazionario e il suo pensiero non giustifica approcci passatistici o nostalgici. La sua filosofia, malgrado la compromissione personale per alcuni mesi con il Terzo Reich, ha saputo misurarsi radicalmente con il nazionalsocialismo. L'interrogativo autentico è però un altro: cultura e architettura possono davvero confutare l'hitlerismo sul terreno della filosofia kantiana?)
Abitare l'architettura
La tensione positiva dello sguardo heideggeriano è nell'indicazione che invita a riconoscere il legame tra luogo e spazio. Il costruire si fonda sull'evento simbolico che interpreta la spazialità dell'esistenza umana e qualifica materialmente il fondarsi di un luogo. In questa soglia, costruire può implicare o la conservazione del senso, o l'indifferenza al senso, oppure una deviazione consapevole dal senso.
In questa figurazione, costruire è tessere relazioni nell'abitare originario dell'umano, dove ciò che emerge nel fare del costruire tecnico è una crisi dell'abitare che afferma un'assenza di senso della tecnica del costruire. Il merito di Heidegger è nell'aver smascherato l'ideologia sottesa a questo paradigma, rivelando nel contempo la crisi della progettualità architettonica.
L'architettura così intesa, si trasforma nel testo di scritture di mondo, sollevando l'immensa domanda relativa al senso del costruire (nella nostra relazione a quelle scritture) in quanto noi siamo caratteri del significato.



