Urgenza di riscoprire il senso della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

La ricorrenza dei sessant’anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948 rappresenta una fondamentale occasione per riflettere sul futuro di tali diritti e sulla realizzazione della loro universalità. In effetti, i diritti dell’uomo riassumono il sapere universale di tutti i saperi particolari relativi alla conoscenza della dignità e dell’uguaglianza che determinano in ogni essere umano lo statuto intangibile dell’unicità della propria presenza al mondo nella relazione solidale agli altri. Il fondamento filosofico e giuridico di questa condizione poggia sulla definizione di persona quale si afferma nell’articolo primo della Dichiarazione universale. La persona umana è dunque il soggetto originario del Diritto. Lo Stato, le istituzioni, le strutture d’autorità sono gli strumenti conseguenti che consentono di perseguire gli obiettivi che, in uno spirito di fraternità, definiscono razionalmente il senso di un orientamento interumano universale, libero, giusto e pacifico quale quello enunciato nel preambolo della Dichiarazione. Il tema dell’universalità si manifesta nella definizione di persona umana, nel senso che ci interpella rispetto all’espressione stessa di “diritti dell’uomo”. Da una parte, l’espressione richiama una concezione storicamente e culturalmente situata in Occidente e interroga dunque la possibilità di affermarne l’universalità altrimenti che per semplice riproduzione planetaria della forma occidentale di umanità. D’altra parte, l’esperienza occidentale può rendere esplicita la sfida che l’applicazione dei diritti dell’uomo pone ad una realizzazione non semplicemente formale dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali quale appropriato sviluppo dell’universalità e dell’interdipendenza dei diritti dell’uomo per tutti i membri della famiglia umana. Infatti, i diritti dell’uomo definiscono la relazione politica essenziale tra Potere e persona. Considerare la persona nei confronti del Potere significa affrontare il problema della relazione dei diritti con il Potere e con la libertà. La difficoltà di articolare libertà e Potere esprime la contraddizione politica che, nel corso dei secoli, ha caratterizzato e caratterizza il divenire storico delle nostre istituzioni e si cristallizza nell’opposizione tra aspirazione alla libertà e necessità di organizzare la società attraverso il Potere. Tale contraddizione esplode, diventando sempre più insostenibile, con l’intensificarsi ed il moltiplicarsi delle tensioni sul piano internazionale. Il proliferare ormai costante e massiccio dei conflitti accentua la difficoltà di rendere meno avventurosa una soluzione equilibrata tra le esigenze antagoniste di Potere e di libertà. Ciò implica tuttavia una concezione positiva delle funzioni dello Stato il quale, dal profilo del diritto internazionale, è direttamente responsabile dell’applicazione dei diritti dell’uomo nella comunità nazionale. In questa prospettiva può essere collocato il cammino che, a partire dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ha condotto all’adozione del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (16 dicembre 1966). La svolta consiste nell’adozione di quadri normativi che, nei sistemi giuridici nazionali, applicano le decisioni assunte sul piano internazionale in favore dei diritti dell’uomo. L’importanza di questi impulsi tocca direttamente il nodo della relazione persona-Potere. In effetti, la protezione internazionale dei diritti dell’uomo manifesta l’essenza stessa dello “jus gentium”. Ciò che però appare inquietante è il riconoscimento di quanto l’estensione universale dei diritti dell’uomo sia fondata da una parte sulla forza di un Potere che, organizzando i diritti, assoggetta la libertà alle proprie obbligazioni e, d’altra parte, qualifica ed afferma la dominazione di una forma di universalità che rappresenta l’imposizione della visione occidentale dell’uomo e del mondo. Qualcosa insomma di antitetico sia rispetto all’anelito di libertà, sia all’estensione universale dei diritti dell’uomo. In quest’ottica, come appare evidente anche dall’attuale crisi finanziaria, si constata come l’impero del Potere sia il vero soggetto che sancisce la superfluità degli esseri umani attraverso un ordine economico mondiale che vorrebbe proliferare a detrimento delle nostre vite, dimentico della considerazione che “il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo”. Per non lasciare dunque al Potere l’ultima parola, è indispensabile ricordare che non sarà un conflitto tra Oriente e Occidente, tra religioni, tra popoli, tra il Nord ed il Sud del mondo a segnare l’orientamento dell’umanità futura, ma la lotta gratuita e generosa contro l’inumano. Una lotta senza retorica, senza ideologie, senza pretese di dominio, in cui il senso dell’aspirazione contenuto nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sia integralmente consegnato alla nostra forza morale, alla nostra unicità e alla dignità e partecipazione che, senza calcolo alcuno, riusciremo a donare a questa suprema speranza.