Lettera aperta al sindaco pro-Tempore di Rivara

Egr. Sig. Silvio Riorda
Sindaco pro-Tempore
di Rivara (TO)
ITALIA

Apprendo dalle reti televisive e dai giornali americani (ma so che se ne occupano anche i media di altri continenti) della stoica battaglia intrapresa dall’amministrazione comunale di Rivara per tutelare il proprio futuro industriale messo a repentaglio dalla presenza di una villa privata. CNN, FOX, NBC, CBS, New York Times, Los Angeles Times, Washington Post, Wall Street Journal non solo sottolineano, con diverse sfumature, la rilevanza internazionale della vicenda, ma dimostrano apprezzamento per le posizioni da Lei sostenute.

FOX News, per esempio, cita, in una corrispondenza da Rivara, una Sua lettera in risposta alle fastidiose intromissioni del FAI, in cui Lei afferma perentorio che la “preoccupazione è rivolta a questo punto non a ‘Villa Colli’... ma alle maestranze circa 150 famiglie occupate nelle aziende confinanti.” “E meno male! - scappa al cronista della rete televisiva che continua - da un lato una lussuosa villa e una famiglia (neanche rivarese) che la occupa, dall’altra una fabbrica e 150 (40 dice un’altra fonte non verificata) famiglie di Rivara, è chiaro che un’amministrazione lungimirante e paternalista deve tutelare le povere famiglie e al diavolo, una volta tanto, la cultura con tutti i suoi annessi e connessi.”

CBS dedica alla vicenda un’intero numero di “60 Minutes”, in cui ricostruisce i sei anni di angherie che la fabbrica confinante con la villa ha dovuto subire a seguito delle ripetute cause legali intentate dai nuovi rissosi “padroni” della Villa. Angherie supportate da associazioni e società di infimo livello che vanno dalla Società degli Ingegneri ed Architetti di Torino al Fondo per l’Ambiente Italiano, dai Giovani Architetti del Canavese all’Associazione Archivio Storico Olivetti. “Questi – dice il giornalista di CBS - la buttano sulla ‘Cultura’ pur di mettere in mutande 150 famiglie rivaresi vere. Senza nessun pudore si sono permessi di scomodare un premio Nobel e persino il Presidente della povera repubblica italiana! Finora senza risultati, per fortuna.”

Il servizio del Wall Street Journal si occupa, in particolare, del nuovo Polo di Stampaggio realizzato con fondi CEE a soli tre chilometri di distanza, che a parere del giornalista, è contro ogni logica economico-finanziaria ed uno spreco inaudito di soldi pubblici. “Il recente rilascio di una concessione edilizia per la costruzione di un nuovo fabbricato industriale confinante con la famigerata villa è la giusta decisione di un’amministrazione comunale gelosa della propria autonomia e del proprio campanile. Non sarebbe meglio, a questo punto, – si chiede ragionevolmente il giornalista newyorkese - che si trasferisse la famiglia proprietaria della villa, invece di costringere gli operai della fabbrica ad un incivile pendolarismo?”

Il New York Times titola in prima pagina “Italy: Nightmare and Sloppiness in Rivara” (che suona più o meno così “Italia: Incubo e pressapochismo a Rivara”). Nell’articolo, a firma del suo critico di architettura, si stigmatizza il comportamento “della gang di intellettuali [si proprio cosi li apostrofa, n.d.r] che tenta di far prevalere, ad ogni costo, il presunto valore storico-artistico della villa sul valore socio-industriale delle fabbriche che, come afferma Mr. Riorda, Sindaco pro-tempore di Rivara, ‘già al momento della costruzione’ circondavano la famigerata Villa (i maligni negano la circostanza), che quindi possiamo considerare un intruso in una zona ‘vocata all’industria’ come recita il Piano di Zonizzazione Acustica. Un oltraggio al patrimonio industriale di Rivara da far accapponare la pelle.”

Il Los Angeles Times dà notizia della costituzione di un cosiddetto Comitato Internazionale per salvare Villa Colli. “Tutta gente a cui non gliene importa nulla di Rivara, delle sue maestose fabbriche e delle povere famiglie operaie.” Scrive, senza peli sulla lingua, il responsabile della sezione economica del quotidiano angeleno. A proposito, non si preoccupi se vede comparire il mio nome nella lista di aderenti, si tratta di una fastidiosa omonimia. Non ho nulla a che vedere con quel sordido individuo che fa solo, mi passi il romanismo, “caciara” per nulla. Forse le è sfuggita la sua ultima mascalzonata, un articoletto su quel fogliaccio online “Spazio Architettura”, scritto sotto l’evidente influsso di droghe pesanti. Sa che le dico? Perchè non costituiamo anche noi un Comitato Internazionale per radere al suolo un’inutile e dannosa Villa? Ora che la vicenda è sui media di tutto il mondo, nei suoi giusti termini come abbiamo visto, sarà un gioco da ragazzi e agli intellettuali da strapazzo gli facciamo un bel cappotto.

Vediamo, infine, il presunto “valore” di questa casa di campagna. Progettata da due sconosciuti e ambigui architetti, Pagano e Levi-Montalcini, è l’espressione di quella corrente architettonica cosiddetta razionalista che per anni ha impestato lo scenario internazionale. Qualcuno ha parlato a tale proposito di “arte degenerata”, altri l’hanno etichettata “arte bolscevica”. Insomma qualcosa da cui stare alla larga. In effetti questa casa di campagna, catapultata in un’area naturalmente “vocata all’industria”, non ha nessun senso del “genius loci” e non aderisce alla tradizione rurale locale. Essa serve solo al soddisfacimento delle idiosincrasie di proprietari e progettisti tutti tesi ad uniformarsi allo stile internazionale propagandato dai ristretti circoli dell’annoiata borghesia piemontese e italiana. Gli intellettuali si inebriano cianciando di “Sogno e Precisione”, ma ha ragione il New York Times a parlare piuttosto di “Incubo e pressapochismo”. E poi, sia detto fuori dai denti, non ci troviamo mica di fronte a capolavori come il Vittoriano, il palazzo dei Soviet o il Foro Mussolini (cito i primi che mi vengono in mente) per quali vale la pena invocare la protezione, anche a costo di mettere sul lastrico qualche famiglia operaia.

Per concludere, Sig. Sindaco pro-Tempore, non si faccia spaventare dall’attivismo di una “gang” di intellettuali senza attributi, non dia loro retta, lasci perdere tutti questi piagnistei su una villetta da tutelare, su biblioteche, convegni e corsi di studio per pochi privilegiati, mandi le ruspe e si sbarazzi di questo bubbone. Vada avanti sulla sua strada e ribatta a muso duro ogni fastidiosa intromissione nella gestione del radioso futuro dell’industria di Rivara. Se mai dovesse servire il mio concreto apporto sono pronto a prendere il primo areo da Los Angeles e precipitarmi a Rivara per unirmi al bulldozer demolitore. Bisogna assolutamente bonificare la prestigiosa - ormai internazionalmente prestigiosa - area industriale di Rivara perchè come Lei giustamente scrive “... le aziende se oltre a dover affrontare le sfide della concorrenza devono investire risorse per difendersi da altri attacchi, alla prima possibilità localizzeranno la produzione altrove, impoverendo ulteriormente la nostra economia.” E questo non accadrà mai se potremo contare su amministrazioni dure e pure come quella che Lei presiede.

A proposito, sa perchè sono andato via dall’Italia? Avevo progettato una fabbrica di stampaggio di metalli a Barumini, in Sardegna, giusto a fianco del nuraghe Su Nuraxi, ma l’amministrazione comunale, ha bocciato il progetto, perchè questo, a loro dire, avrebbe danneggiato il cumulo di pietre messe su dai nostri antenati in un’area palesemente “vocata all’industria”. Mettendo così sul lastrico 150 famiglie baruminesi che avevano già venduto le loro greggi per l’agognato posto in fabbrica. A me non è restato altro che emigrare nella iperindustrializzata California. Ora la vicenda di Rivara, riapre il mio cuore alla speranza di un futuro in Italia ricco di presse, rumori, profumo di metalli, vibrazioni che ci spari finalmente in europa e nel mondo intero.

Prostrato umilmente ai suoi piedi, la saluto con deferenza.

Mariopaolo Fadda
Architetto Metallaro
Los Angeles, CA
30/11/2005